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Nascono meno bambini, punti nascita a rischio chiusura

Punti nascita
Nascono meno bambini, punti nascita a rischio chiusura in calabr

Nascono meno bambini, punti nascita a rischio chiusura

Il dramma dell’emigrazione dei giovani si abbatte anche sull’ organizzazione dei servizi sanitari e se fino a qualche decennio fa era possibile nascere in strutture vicino casa, in futuro sarà sempre più difficile.

Nel 1986 sono nati in Calabria 26.682 bambini in 47 Punti nascita, pubblici e privati. Nel 2018 15.386 in soli 13 Punti nascita. Sempre più coppie calabresi decidono di far nascere i bambini fuori dalla Calabria, non si tratta di mobilità sanitaria ma di scelte obbligate di vita: emigrano sempre più giovani dal Sud e dalla Calabria.

Il trend è oramai costante, la Calabria perde popolazione, chi resta fa meno figli e il risultato è rispetto al 1986 i nati sono diminuiti di quasi il 50%. Il calo demografico sta incidendo sui servizi, le scuole chiudono ma chiudono anche i centri di Ostetricia.

“Nel 2017 si sono registrate oltre 3000 nascite fuori dalla Calabria da genitori ancora residenti in Calabria” – svela Gianfranco Scarpelli, direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Ospedale di Cosenza e Coordinatore Nazionale per le problematiche dell’Assistenza Neonatale dell’Italia Meridionale. Quasi il 20%, nel 2015 erano circa 800. La fuga dei giovani dalla Calabria si abbatte anche sull’ organizzazione dei servizi sanitari; se fino a qualche decennio fa era possibile nascere in strutture vicino casa, in futuro sarà sempre più difficile e occorre spostarsi anche di centinaia di chilometri. Il calo delle nascite sta impattando sull’organizzazione del lavoro delle strutture sanitarie pubbliche, le uniche rimaste a garantire la presenza dei punti nascita. Il piano di rientro della sanità ha imposto la riorganizzazione dei reparti di ostetricia e neonatologia orami ad appannaggio del settore pubblico. Oggi su 13 punti nascita attivi in Calabria solo uno è privato (Igreco a Cosenza), tutti gli altri dal 2011 in puoi hanno chiuso i battenti. A Reggio Calabria, due cliniche accreditate, Villa Elisa e Villa Aurora, hanno chiesto la riconversione dei posti letto perché non più remunerativi, ciò sta creando sovraffollamento nelle strutture rimaste. Ad esempio l’Ospedale di Polistena dove nel 2015 erano nati 680 bambini, nel 2018 ne sono nati 1240, il doppio e il servizio è garantito con lo stesso personale in organico. Stesso fenomeno all’ospedale di Reggio, passato da 2000 a 2400 parti i pochi anni. Fino al 2015 il blocco del turnover ha costretto medici e infermieri a turni massacranti per l’impossibilità dell’aziende a coprire i posti del personale andato in pensione.

Punti nascita calabria

Dal 2010 chiusi 13 Punti Nascita su 26

Nel 2010 sono stati chiusi 11 Punti nascita in attuazione nel piano di rientro. Ad oggi le chiusure totali sono 13, si cui 10 privati. Nel 2019 a rischio c’è il centro dell’Ospedale di Soverato dove nel 2018 sono nati solo 330 bambini. Tra i centri che rischiano la chiusura ci sarebbe anche Cetraro. Nell’ospedale del Tirreno cosentino nel 2018 sono nati 460 bimbi ed è l’unico centro nascita rimasto Tortora ed Amantea. Nel nord Calabria, dopo la chiusura dei punti nascita privati di Belvedere, diverse mamme fanno nascere i propri bimbi nell’ospedale di Lagonegro.

Il rassetto dei Punti Nascita è stata la prima riforma attuativa del Piano di rientro della sanità calabrese. Il Dca n° 26 è stato firmato dal presidente/commissario Giuseppe Scopelliti il 16 novembre 2010 e aveva come obiettivo la chiusura dei Punti nascita che gestivano in quel momento meno di 500 parti. Seguendo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità, spiega il dottor Scarpelli per la sicurezza della mamma e del bambino “è indispensabile che il Punto Nascita affronti un numero sufficiente di parti per acquisire esperienza ed abitudine a gestire al meglio situazioni di urgenza e di emergenza.”

Alla riduzione dei Punti Nascita ha permesso anche di abbassare il numero di parti con la pratica del taglio cesareo dopo che per anni il Sud ha fatto registrare percentuali superiore alla media nazionale con punte anche del 40%. Il sospetto era che la pratica del Taglio Cesario, molto diffuso in strutture private accreditate era dovuto al maggiore rimborso, 500/800 euro, rispetto al parto naturale.

Nascono meno bambini, punti nascita a rischio chiusura

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