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Zaia punta l’indice sugli amministratori Calabresi. Abbiamo verificato ecco cosa abbiamo scoperto

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LA VERIFICA DEI FATTI

LA VERIFICA DEI FATTI

Zaia punta l’indice sugli amministratori Calabresi. Abbiamo verificato, ecco cosa abbiamo scoperto

Zaia punta l’indice sugli amministratori Calabresi. Abbiamo verificato, ecco cosa abbiamo scoperto

Comuni in dissesto, evasione oltre il 60%. Ecco perché i Comuni calabresi rischiano il fallimento

Comuni in dissesto, evasione oltre il 60%. Ecco perché i Comuni calabresi rischiano il fallimento.
In audizione al Senato, l’11 aprile 2019, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, replicando alle riserve espresse dalla senatrice del M5S, Rosa Silvana Abate, sulla proposta sull’attuazione del regionalismo differenziato, tira fuori i dati sulla disastrosa condizione finanziaria in cui versano i Comuni del Sud, puntando l’indice sulla Calabria con 222 Comuni con problemi finanziari e in dissesto pari al 54% del totale.
Abbiamo verificato i numeri di Zaia con Michele Mercuri, ricercatore dell’Unical, Revisione dei conti in diversi Comuni della Calabria. Con il professionista siamo andati oltre, abbiamo indagato i motivi dei dissesti finanziari e l’implicazione sui cittadini e le aziende fornitrici dei Comuni.

“Zaia in parte ha esagerato – afferma Mercuri -, perché non sono il 50% dei comuni calabresi ad essere in dissesto ma sono in totale 50 comuni. Se li sommiamo ai Comuni che sono in difficoltà finanziaria, quindi che sono anche in pre-dissesto o strutturalmente deficitari, arriviamo circa 116 comuni, che più o meno sono il 25% del totale dei comuni calabresi.”
Detto questo Mercuri analizza, in base alla sua esperienza sul campo, le ragioni delle difficoltà e attribuisce alla “riscossione dei due principali servizi” erogati cioè “il servizio idrico e il servizio della raccolta rifiuti” le ragioni principali dei dissesti di bilancio. Osserva che sono “i due servizi che presentano una maggiore propensione all’evasione dei cittadini”. Da un’analisi empirica su un gruppo di Comuni emerge che mentre per l’addizionale Irpef e l’Ici la capacità di riscossione è del 70-80%, per i rifiuti e l’idrico si arriva al massimo 40%. Quindi si supera il 60% di evasione.
Il paradosso, spiega Mercuri a calabriaextra.it, è che Calabria, Campania e Sicilia, le regioni citate da Zaia, il servizio idrico e di raccolta rifiuti è spesso gestito direttamente dai Comuni (la raccolta rifiuti è spesso affidata a società private ma esclusivamente per quanto riguarda l’esecuzione materiale del servizio, mentre restano ni carico al comune l’accertamento e la riscossione), mentre nel resto d’Italia sono società pubbliche, controllate dai Comuni, a gestire i servizi, compresa la riscossione, e quindi l’eventuale evasione con gravi ripercussioni sui bilanci comunali.
Al Centro Nord, servizio idrico e raccolta e smaltimento dei rifiuti sono gestiti in forma aggregata da grandi società pubbliche in grado di incassare la tariffa, finanziare gli investimenti, (anche in Borsa), è fare investimenti sulle reti e gli impianti, “sfruttando economie di scale enormi”. Cose che “in Calabria non succede, in quanto la maggior parte dei Comuni gestiscono i servizi per conto proprio.”
A supporto di queste tesi Mercuri espone il risultato di un suo recente studio citato dal giornalista Gianantonio Stella sul magazine Sette del Corriere della Sera, nel quale mette a confronto due comuni con lo stesso numero di abitanti e stessa produzione di rifiuti, Falerna (Calabria) e Cesiomaggore, in provincia di Belluno (Veneto). Che è venuto fuori da questa comparazione?
“La cosa che risaltava di più era il costo del servizio, mentre il comune di Cesiomaggiore riesce a gestire il servizio di raccolta rifiuti con un bilancio di circa €355.000 all’anno, il comune di Falerna per raccogliere lo stesso quantitativo di rifiuti e per servire lo stesso numero di abitanti spende, circa €820.000 all’anno, quindi più del doppio. Sul servizio idrico abbiamo praticamente dei costi che sono di gran lunga superiori a quelli che sostiene il comune di Ceseomaggiore e questo si riflette sulle tariffe applicate ai singoli cittadini. Le tariffe idriche applicate ai cittadini residenti nel comune di Cesiomaggiore sono inferiore di due terzi rispetto a quelli applicati dal Comune di Falerna per lo stesso servizio idrico.”

Qual è la differenza tra i due Comuni?

“Mentre il comune di Falerna gestisce il servizio idrico e il servizio di raccolta rifiuti con gare singole cioè di affidamento mediante gara pubblica ad una singola azienda privata. Il comune Veneto è consorziato con altri. Il servizio idrico con una società partecipata, per quanto riguarda il servizio di raccolta rifiuti con una ex comunità montana, quindi il servizio viene gestito in associazione con un numero notevole di Comuni, oltre 35 con un bacino di 500 mila abitanti.”

I cittadini a chi la pagano la tariffa?

“Nel comune di Falerna viene pagata direttamente al Comune. Il Comune quindi gestisce i ruoli e gestisce quindi la riscossione della tariffa. Nel comune di Cesiomaggiore, la riscossione, l’accertamento, l’erogazione del servizio viene fatto dalle società pubbliche partecipate.”
Comuni virtuosi in Calabria sono una diecina e si fa a gara a chi sta meno peggio, a partire dai capoluoghi di provincia dove Catanzaro sta meglio degli altri. Il fattore comune è l’alta morosità, i debiti accumulati per la mancanza di copertura dei costi e i bassi investimenti da tariffa. La difficoltà nella gestione dei due servizi, “non è solo nella gestione fisica del servizio ma anche nella gestione della riscossione, dell’accertamento del tributo. In molti comuni non riescono nemmeno a riscuotere nei tempi previsti il corrispettivo del servizio idrico, di solito li riscuotono con un ritardo di medio di 12 mesi. Quindi in realtà anticipano i costi del servizio idrico nei confronti del fornitore e riscuotono con un anno di ritardo. In realtà quindi finanziano il servizio idrico con altre risorse di bilancio.” A sua volta i fornitori finanziano il servizio già erogato e non pagato.
Con la nuova normativa dal 2015 “la mancata riscossione delle tariffe del servizio idrico blocca la capacità di spesa con un fondo che viene chiamato “fondo crediti dubbia esigibilità”. Quindi diciamo che il giochino di imputare in bilancio una cifra maggiore della riscossione del servizio idrico e del servizio rifiuti ad oggi non provoca più quei benefici che provocava prima del 2015”.

Ma perché c’è una evasione sui tributi del servizio idrico e rifiuti e non sugli altri tributi?

“Nella maggior parte dei casi – spiega Mercuri – ciò è dovuta alla modalità di riscossione, nei ritardi della formazione dei ruoli e della riscossione della tariffa, come succede nella tariffa del servizio idrico che viene riscossa con un anno di ritardo. Anche nel ritardo con cui viene intimato al contribuente al cittadino il mancato pagamento. Un comune ha diffidato con 4 anni di ritardo dei pagamenti perché, poi scatta la prescrizione, e riportando gli interi 4 anni in un solo anno, hanno chiesto ai cittadini praticamente 4 anni arretrati in un solo anno. Il cittadino che si vede arrivare €4000 di servizio idrico non lo pagherà mai. Non ce la potrà fare mai e questo è dovuto anche alla difficoltà della maggior parte dei Comuni di avere un servizio riscossione efficiente perché non hanno nemmeno personale.”

Che succede quando un Comune va in dissesto per i fornitori. Qual è il rischio?

“Il rischio è che l’organismo straordinario di liquidazione possa proporre a saldo e stralcio una cifra di gran lunga inferiore a quella che originariamente il fornitore vantava nei confronti del Comune. Quindi a perderci saranno non solo i cittadini che avranno, in caso di dissesto, l’applicazione delle tasse e delle tariffe per 5 anni al massimo di legge. Anche gli stessi fornitori si vedranno ridurre notevolmente il credito vantato nei confronti dell’ente”.

 

Per suggerimenti, segnalazioni e commenti 

scriveteci:  info@calabriaextra.it

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