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Riforme rimaste sulla carta da 25 anni

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Nel 1997 la Regione ha recepito la "legge Galli" ma ancora oggi resta non attuata

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Acqua e rifiuti, buco dei Comuni calabresi da 2,5 miliardi di euro

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Comuni sull’orlo del fallimento, record degli enti locali in dissesto, a rischio i servizi nei prossimi anni

Comuni sull’orlo del fallimento, record degli enti locali in dissesto, a rischio i servizi nei prossimi anni

“L’intero sistema delle autonomie calabresi è in crisi per la scarsa capacità ad incassare le tariffe, principalmente del settore idrico e dei rifiuti”. L’analisi tranchant è di Claudio Cavaliere, sociologo, già assessore e vicesindaco a Lamezia nel 1993 di Doris Lo Moro. Già segretario regionale di Legautonomie (associazione dei piccoli comuni), autore di diversi libri, nel 2011 ha pubblicato un dossier per Legambiente “Il buco nell’acqua” dove calcolava che il deficit accumulato dai Comuni per il servizio idrico integrato tra il 2008 e il 2011 ammontava a 579 milioni di euro. Oggi aggiorna quei dati e senza remore afferma “tra il 2002 e il 2016 il buco del settore idrico è di 1,4 miliardi di euro, mentre per la gestione dei rifiuti il deficit è di circa 900 milioni di euro”. Un buco che rischia di far saltare due servizi essenziali per la Calabria da cui dipende l’intera economia regionale.
In questa prima intervista a calabriaextra.it, Cavaliere analizza il “malato” Calabria con i freddi numeri del suo studio.

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“L’aggiornamento 2016 della Regione Calabria al Piano regionale dei rifiuti – sottolinea Cavaliere nel suo rapporto – non spende una sola parola su quello che è l’anello debole di tutto il sistema, la riscossione, che necessita di una gestione virtuosa senza la quale qualunque programma è destinato al fallimento. L’obbligo di copertura integrale dei costi del servizio rappresenta infatti un elemento che caratterizza i prelievi destinati al finanziamento del settore sin dalla tariffa per la gestione dei rifiuti urbani. Esso è lo snodo fondamentale per garantire l’equilibrio economico complessivo del servizio e quindi la sua efficacia. Le tabelle e i grafici che seguono mirano ad offrire un quadro conoscitivo il più aggiornato possibile sul servizio igiene urbano (SIU) con riferimento alla gestione economica comunale. Nel 2016 (ultimo dato disponibile) il deficit è stato di 25 milioni di euro. Dal 2002 il buco accumulato per il Servizio di Igiene Urbana è stato sfiora di 900 milioni di euro.
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“Oggi i comuni vivono una situazione drammatica sotto il profilo organizzativo, sotto il profilo economico e sotto il profilo delle funzioni ed è una situazione che apparentemente sembra irrisolvibile”. Gli amministratori locali, colpevolmente,  “sono sempre andati al traino di qualcosa o di qualcuno”. “Credo che l’unica stagione veramente positiva dei comuni calabresi – ricorda Cavaliere – la possiamo far risalire all’elezione diretta dei sindaci”.

Il quadro di “riforme rimaste sulla carta, da un quarto di secolo”, e “non si vedono in giro soluzioni capaci di dare una svolta al sistema delle autonomie calabresi.”
Noi abbiamo Comuni che ancora oggi, nel 2019, hanno il tasso più elevato di residui attivi. Cioè nel senso di Comuni che non riescono a recuperare i tributi che gli spettano e questo, naturalmente, si riverbera sui servizi che possono offrire. Dati drammatici, “complessivamente abbiamo ogni anno circa all’incirca 500 milioni di residui attivi”. Ciò significa che i Comuni mettono in bilancio somme che poi non riescono a riscuotere. “C’è una recentissima indagine che dice che l’affidabilità dei residui attivi calabresi è del 18,3%. Quindi è evidente che questo comporta dei problemi di tenuta reale dei Comuni”. Poi c’è un problema organizzativo, che riguarda un personale che ormai è invecchiato. “Quota 100 sarà per molti Comuni un problema serio, gli uffici si svuoteranno perché non c’è un ricambio generazionale”. E poi c’è un problema degli amministratori, la classe dirigente, “storicamente, i sindaci e gli assessori, i consiglieri comunali non si sono mai sentiti una classe dirigente di questa regione, ma sono sempre andati al traino di qualcosa o di qualcuno. Credo che l’unica stagione veramente positiva dei comuni calabresi la possiamo far risalire all’elezione diretta dei sindaci”.
Nel servizio idrico “in Calabria ci sono casi in cui quattro soggetti diversi gestiscono segmenti del servizio idrico quando la legge impone la gestione unitaria, con evidenti diseconomie”.

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Il servizio idrico è un settore in perdita. Ogni anno si registra un disavanzo di gestione dato dalla differenza tra gli incassi effettivi dei Comuni e l’effettiva spesa realizzata. Questi dati, forniti da Claudio Cavaliere,  sono tratti dai Bilanci Consuntivi approvati dai Comuni e trasmessi al ministero dell’Interno.
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“Il servizio idrico calabrese è in default da oltre un quarto di secolo”, racconta Cavaliere, le reti idriche vicine al collasso, la depurazione attenzionata da anni dalla magistratura e dall’Unione Europea che ha irrorato multe all’Italia per decine di milioni di euro per le infrazioni. Tra il 1987 e il 2003, quando i grandi acquedotti li gestiva direttamente la Regione e non Sorical, i debiti dei Comuni verso l’ente regionale erano di 450 milioni di euro. Numeri che indicano i motivi dei mancati investimenti da tariffa sulle reti come avviene in tutta Italia, tranne in Calabria. I Comuni non sono più in grado di gestire raccolta dei rifiuti e servizio idrico, settori in perdita che stanno appesantendo i bilanci comunali. Nel 2015 è entrata in vigore la norma sull’armonizzazione dei bilanci e tutto ciò che non viene incassato nell’anno in corso, l’anno successivo diventa minore capacità di spesa. Dal 2019 sarà così anche per le fatture non pagate. Già oggi, Comuni di 7 mila abitanti si trovano mediamente con il 20% della capacità di spesa bloccata; il 25% dei Comuni calabresi, secondo i parametri ministeriali,  ha problemi di tenuta finanziaria. Un record negativo nazionale.

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