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Così la Calabria finanzia la sanità del Veneto

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Così la Calabria finanzia la sanità del Veneto

Così la Calabria finanzia la sanità del Veneto

Tumori al pancreas e al fegato, a Verona e Padova i centri di eccellenza

Tumori al pancreas e al fegato, a Verona e Padova i centri di eccellenza

La Calabria resta a guardare, all'ospedale di Cosenza ricoveri in crescita negli ultimi anni, ma con sempre meno medici e infermieri

La Calabria resta a guardare, all'ospedale di Cosenza ricoveri in crescita negli ultimi anni, ma con sempre meno medici e infermieri

La discussione in atto sulla sanità calabrese fa perdere di vista le responsabilità, tutte politiche, di chi ha programmato piani sanitari, piani di rientro e investimenti in risorse umane e servizi negli ultimi 15 anni. Il prezzo in più alto lo stanno pagando i calabresi costretti a “viaggi della speranza”, ma non sono da meno quelle strutture sanitarie che nella regione danno buone risposte nonostante le enormi difficoltà operative.
Qui provo a raccontarvi cos’è accaduto negli ultimi anni per una patologia ad altissima mobilità passiva, superiore al 50% con punte in alcune province come Reggio, del 90%. Parlo della cura per tumore al Pancreas, Fegato e Colecisti. La prima destinazione in Italia per la chirurgia pancreatica è il Veneto, in particolare il Policlinico di Verona con 306 casi trattati nel 2016 di cui soli 81 di cittadini veneti. La storia della chirurgia pancreatica veneta la trovate qui (http://www.chirurgiapancreasverona.it/?page_id=3035), dal know-how dell’Università di Verona, che ha visto la figura importante del professore Pederzoli, è stata poi fondata una struttura privata accreditata a Peschiera del Garda che porta il suo nome, dove oggi i ricoveri sono quasi tutti provenienti dal Sud (112 casi trattati nel 2016, di cui solo 25 di veneti).

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Per quanto riguarda, invece, fegato e colecisti le principali destinazioni dei calabresi sono l’azienda universitaria di Bologna, a Milano l’Humanitas e il San Raffaele, ma il centro italiano con il più alto numero di casi trattati è sempre in Veneto, l’ospedale di Padova con 544 casi trattati nel 2016 di cui 277 veneti. (vedi dati di Agenas).

Mentre la Regione Veneto, negli ultimi vent’anni, ha investito molto per questa patologia, al punto di incassare circa 300 milioni di euro l’anno dalle altre regioni, vediamo cosa è accaduto in Calabria.

Partiamo da una fotografia dell’esistente: chi decide di curarsi nella nostra regione per le patologie, tumorali e non, del Fegato, Pancreas e Colecisti e Vie Biliari, trova risposte solo all’Annunziata di Cosenza, dove Sebastiano Vaccarisi, insieme a Vincenzo Pellegrino, si rimboccano le maniche per continuare un lavoro iniziato qualche anno prima anche per i trapianti di rene.

Pochi medici e una manciata di validi infermieri provano a invertire i numeri fino a quel momento non in linea con le attese. Nonostante le difficoltà operative (sale operatorie in ristrutturazione e tagli del personale per il blocco delle assunzioni) l’Unità operativa viene trasformata da Unità Operativa Complessa ad Unità Operativa Semplice Dipartimentale. Oggi a causa del piano di rientro e la mancata visione strategica, sono rimasti solo 4 medici. Con Vaccarisi e Pellegrino impegnati in sala operatoria in un’intensa attività chirurgica multidisciplinare (con altre equipe, soprattutto di ginecologia oncologica) e di trapianto di reni, ci sono gli altri due medici che restano a seguire i pazienti in reparto. Sempre i 4 medici devono assicurare turni h 24, festivi, sabati e domeniche ed emergenze.

Per i tumori del fegato, l’equipe fa numeri importanti; i dati validati da Agenas indicano complessivamente 77 casi trattati nel 2016, meglio del policlinico Umberto I di Roma o di altre strutture del Centro Sud. Il reparto diretto da Vaccarisi, secondo i dati di monitoraggio e controllo nel 2018 ha totalizzato 276 ricoveri, di cui 56 dalle altre province della Calabria e 2 da fuori regione. Raffrontando i primi 5 mesi del 2018 con lo stesso periodo del 2019, i dati di monitoraggio fanno registrare un aumento complessivo di ricoveri da 88 a 128 con un aumento del 45%. (vedi grafici)

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Anche i trapianti di rene crescono, nei primi 5 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018 i casi sono raddoppiati. Insomma l’equipe Epato-Bilio-Pancreatica e Trapianti dei dottori Sebastiano Vaccarisi, Vincenzo Pellegrino, Massimo Canonaco e Giuseppina Fusilli- ha portato a termine, con successo 128 interventi chirurgici, una media di 25 interventi al mese con picco di performance nel mese di marzo e nel mese di maggio, quando in una notte sono stati eseguiti due trapianti di rene su due giovani cosentini in dialisi.

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Questa storia, (ne racconterò altre) è la prova della mancata visione di programmazione della sanità calabrese. Pecche che non sono solo recenti. Per non avere investito in Calabria negli anni con interventi puntuali, oggi si paga un prezzo altissimo perché si costringe i pazienti a viaggi della speranza che costano ai calabresi oltre 300 milioni di euro. Le strutture di Verona si reggono solo grazie ai pazienti del Sud, con Drg pesanti, anche di 70 mila euro a ricovero ma la Regione Calabria rimborsa solo la tariffa unica di compensazione concordata in Conferenza Stato Regione (TUC) pari a poco più di 20 mila euro a ricovero. Da qui le rimostranze del presidente della Regione Veneto Luca Zaia nel corso del dibattito al Senato sul “Regionalismo differenziato” (vedi Video)

Ma quanto pesa questa mobilità in termini di numero di ricoveri?

Dalle banche dati di Agenas emerge che ogni anno in Calabria si registrano tra 200 e 250 ricoveri per tumore al fegato, circa 70 per patologie tumorali al pancreas e tra 30/40 casi, molto rari, per tumore alla colecisti. Risposte a queste complesse patologie arrivano solo dall’Annunziata di Cosenza che per la cura del fegato registra numeri in crescita, così come per i trapianti di rene.

 

Fossimo in altre regioni questa struttura sarebbe stata ufficialmente riconosciuta come Centro di Riferimento Regionale da tempo, benché nei fatti così venga generalmente percepita. Invece nel silenzio generale vengono ridotti il numero di posti letto ed il numero delle sedute operatorie assegnate e gli operatori stressati dalla richiesta di prestazioni.

One thought

  • Conosco da circa 40 anni il dott Pellegrinoe per lui ho solo parole di elogio.sono un medico napoletano e per 10 anni ho avuto il piacere e l’onore di lavorare insieme agli inizi della nostra professione qui al CARDARELLI di Napoli. Oltre la professionalità ne ho apprezzato sempre la tenacia, l’abnegazione, la serietà e lo spirito di sacrificio che è una costanza quasi in tutti i calabresi che ho conosciuto.Hanno un solo problema quello di non riuscire a scegliere bene i politici che li governano. Dott Antonio Apolito

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