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Da Gaza a Cosenza, la sfida del chirurgo toracico Cosimo Lequaglie

Percorro il lungo corridoio e dal vociare avverto che tanti pazienti non sono cosentini e nemmeno calabresi. “Abbiamo pazienti dalla Campania, dalla Basilicata, dalla Puglia e qualcuno anche dalla Sicilia”, racconta il prof Cosimo Lequaglie, primario del nuovo reparto di chirurgia toracica dell’Annunziata di Cosenza. “Il 25% dei ricoverati provengono da fuori Calabria”. Recuperare gli oltre 300 milioni di mobilità passiva e ridurre i “viaggi della speranza”, sarà possibile solo se si aprono nuovi reparti e si ingaggiano professionalità realmente riconosciute.

“Ieri ho telefonato a un paziente per vedere se confermava il suo arrivo, dallo squillo mi sono accorto che stavo facendo una telefonata internazionale, dall’altra parte mondo, ha risposto la figlia, era negli Stati Uniti a New York, mi ha confermato che stava prendendo l’aereo per venire in Italia e poi raggiungere Cosenza insieme al padre, che opereremo domani.”

Cosimo Lequaglie, mi accompagna nel suo reparto dopo una giornata di intenso lavoro. Il reparto, frutto del ripristino degli spazi prima occupati dalla Medicina d’Urgenza, giusto sopra il Pronto Soccorso, è stato inaugurato il primo aprile scorso, in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo ingresso dell’ospedale, ha 10 posti letto e uno staff di chirurghi toracici provenienti da fuori Calabria. Uno staff di infermieri specializzati e motivati entrati subito in sintonia con il direttore.

Il manager dell’azienda, Achille Gentile, gli aveva promesso un reparto nuovo tutto suo, se avesse accettato di firmare il contratto dopo aver largamente vinto il concorso. E non poteva essere diversamente, Lequaglie ha una casistica e un’esperienza di primo livello: 20 anni all’Istituto Tumori di Milano (1983-2002), circa 20 mila interventi di cui 3300 come primo operatore; 15 anni all’Istituto Tumori della Basilicata, il CROB, (2004-2016 e 2017-2018) dove aveva aperto nel 2004 la Struttura Complessa di Chirurgia Toracica con all’attivo 2700 interventi maggiori, cioè solo oncologici e complessi con un tasso di mortalità a 5 anni in linea con i migliori centri italiani. E’ docente alla Scuola di Specializzazione in Chirurgia Toracica dell’Università dell’Aquila, di Foggia e di Alessandria d’Egitto.

L’Annunziata di Cosenza ora riesce a trattare chirurgicamente anche le neoplasie del polmone, dell’esofago, della pleura, del timo. Non solo: “Diamo una risposta a quei ragazzi che nascono con il petto escavato, non vanno al mare, non prendono il sole per non far vedere queste malformazioni, dove invece è possibile intervenire con successo.”

Nel suo studio, in fondo al corridoio dove solo allocati i 10 posti letto, sono accatastati i pacchi del trasloco, tante pubblicazioni, effetti personali. Spiccano targhe di riconoscimento di associazioni e istituzioni, anche militari.

Il professore è uno dei chirurghi volontari di Medici Senza Frontiere, a luglio nel 2014, appena arrivato nel principale ospedale di Gaza si è trovato sotto le bombe, in pochi giorni sono venuti giù un palazzo di sette piani a 500 metri dall’ospedale e uno dei due ospedali di Gaza City. “Sentimmo il boato e poi le sirene delle ambulanze, tanta povera gente, tanti bambini, alcuni sono morti in sala operatoria”. Nonostante siano passati cinque anni, mentre me ne parla, trattiene a stento la commozione, dimostrando una forte sensibilità, “dovevo andare in Pakistan, prima ancora ad Haiti per inaugurare un nuovo reparto, poi mi hanno inserito nel team diretto all’ospedale di Al-Shifa a Gaza, dove era scattata l’emergenza”.

Faccio notare che anche la sanità calabrese è sotto assedio, alle prese con “bombe mediatiche e politiche”, misure emergenziali che ad oggi non hanno prodotto i risultati attesi.

Confessa che è “difficile” lavorare in Calabria, “l’interlocutore spesso cambia”. Noi chirurghi, noi operatori della sanità abbiamo bisogno di interlocutori stabili per dare risposte efficaci.” La situazione di stallo, dopo il “Decreto Calabria”, ammette che lo preoccupa non poco. Abituato a lavorare avendo a disposizione risorse, tecnologie e professionalità. “Ho una certa età e, dicono altri anche, esperienza, ho bisogno di interlocutori seri che facciano determinate cose per il benessere dei pazienti. Abbiamo bisogno di persone di riferimento che diano delle risposte”. Se i tempi sono lunghi? “Vuol dire che bisogna iniziare da qualche altra parte. Mi è già accaduto a Reggio Calabria nel 2016, dove oltre i buoni propositi, mancavano gli strumenti, ci eravamo appoggiati al reparto di Chirurgia d’Urgenza, lavoravamo anche di notte per dimostrare che c’era una forte richiesta di servizi oltre alla volontà di far partire un reparto forte di chirurgia toracica per le due regioni, Calabria e Sicilia. Dopo molti mesi di stallo sono andato via a malincuore, lasciando tanti amici e pazienti. Passati tre mesi dalle mie dimissioni hanno aperto il reparto”.

Sia a Rionero in Vulture, sede dell’Istituto di Ricovero e Cura dei Tumori della Basilicata, come pure a Milano, sono stati tanti i pazienti calabresi visitati e curati. Gente che si sobbarcava migliaia di chilometri, spendendo un sacco di soldi, per una visita di semplice follow-up. “A Milano ricordo, tanti anni fa venne un signore di Celico, che aveva 76 anni, per un controllo post operatorio, aveva percorso 1000 chilometri in treno, si presentò in giacca a cravatta, mi disse con estremo tatto “dottore le ho portato un regalo”, dalla borsa tirò un grande grappolo d’uva del suo vigneto. Immagini come ci si può sentire da un punto di vista umano”. A distanza di anni ricorda quell’episodio come fosse ieri, un gesto di generosità di una persona “umile e generosa”.

Le patologie trattate dal reparto sono ad alta incidenza di mobilità passiva, oltre l’80 percento, a pochi giorni dal sospetto diagnostico si va di solito negli ospedali del nord. “Oggi siamo in grado di dare risposte di altissimo livello, siamo in contatto con i migliori ematologi, oncologi calabresi e italiani. Oggi è possibile curarsi in Calabria per le patologie del torace. Qui a Cosenza in pochi mesi abbiamo raggiunto ottimi risultati”

 

Accoglienza e collaborazione multidisciplinare, portano nei primi 100 giorni risultati eccellenti: 120 ricoveri, 115 interventi chirurgici, tasso di occupazione dei posti bel oltre il 100 percento.

“Trattiamo tutte le patologie del torace, escluso il trapianto dei polmoni. Dal campo oncologico puro, al mediastino, ai tumori della pleura, alle patologie toraciche non neoplastiche, reflussi gastroesofagei, petto escavato. Tre volte a settimana facciamo video-broncoscopie e supportiamo i colleghi dell’Oncologia Medica e dell’Ematologia per i trattamenti oncologici, oltre che con il reparto di Pneumologia interventistica.”

Il prof. Lequaglie ammette di essere venuto a Cosenza per una scommessa professionale, calabrese di origine, lucano di adozione, intende realizzare qualcosa di importante in Calabria.

Prima di lasciarci chiedo di cosa ha bisogna ancora. “Ci mancano due medici – ammette – stiamo lavorando a questi regimi, cioè tre ambulatori settimanali, tre ambulatori endoscopici e tre sedute operatorie, per un reparto che al momento, come numero di letti chirurgici è secondo solo al reparto di Urologia. Organico sottodimensionato, siamo in 5, dovremmo essere sette. Ci mancano alcune cose, piccole cose che spero arriveranno presto, quali sternotomo dedicato, sistema di monitoraggio, presidi per ricostruire la parete toracica, cioè coste e sterno. Abbiamo una visione su tutta la Regione, vorremmo una maggiore collaborazione con le altre province, così come facciamo con le strutture ospedaliere delle altre regioni del Sud.” Fino al 2017, le patologie trattate da Lequaglie hanno fatto registrare tassi di mobilità passiva di oltre l’80%, ed uno dei centri con più alta attrazione era proprio il Centro Oncologico della Basilicata dove prima lavorava l’intera equipe del prof. Lequaglie.

3 thoughts

  • Noi abbiamo conosciuto il Prof. Lequaglie e la sua signora a Rionero in Vulture . Sono persone di grande umilta’ ed umanita’ e come professionisti sono al TOP, e sicuramente la citta’ di Cosenza ha avuto la fortuna di abbraciare due persone illustri. Ciao Cosimo , spero di incontrarti presto.

  • Grandi professionisti con un gran cuore e rispetto per tutti i pazienti, ma soprattutto due persone meravigliose che amano il loro lavoro mettendosi a disposizione in qualsiasi momento. Grave perdita per la sanità Lucana. Felice di essere vostro amico……

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