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Covid 19, così è stata messa in ginocchio la sanità cosentina

di ADRIANO MOLLO

Gli ospedali da campo sono un’altra offesa e mortificazione per i cittadini calabresi visti gli enormi spazi inutilizzati”, racconta un medico in prima linea dell’Annunziata. “Non servono, in Calabria ci sono 18 ospedali chiusi che vanno riaperti”, ha osservato il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri in tv (guarda qui https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/nicola-gratteri-strada-non-va-bene-per-la-calabria-ho-un-nome-ma-non-lo-dico-17-11-2020-350745). Niente da fare, la macchina è partita, i fiumi di denaro pubblico saranno bruciati nelle prossime settimane per l’incapacità di chi doveva decidere e non lo ha fatto. Eppure la seconda ondata dell’epidemia, contestualmente con la stagione influenzale, per gli esperti era scontata e bisognava attrezzarsi per evitare che gli ospedali hub venissero travolti. Molti hanno creduto che il virus fosse quasi scomparso, che fosse“in ciabatte”, invece era lì in agguato, pronto a rialzare la testa e fare i danni che i calabresi erano riusciti a schivare la scorsa primavera. Quella lezione non è servita. La riapertura delle scuole e di tutte le attività dopo le ferie di agosto ci hanno portato alla realtà. I dati parlano chiaro, il boom di contagi è iniziato la prima settimana di ottobre con un crescendo di ricoveri giunto nelle ultime ore a livelli record con 388 ricoveri ordinari e 46 in terapia intensiva e 198 decessi. “Il Governo mettendoci subito in “zona rossa” forse ci ha salvato, le cose potevano andare peggio”, ammette un operatore sanitario dell’ospedale Pugliese di Catanzaro.

Il guazzabuglio dei diversi livelli decisionali (ministero, commissario nazionale, commissario ad acta, dipartimento e aziende sanitarie) hanno impedito che ciò che era stato pianificato nel Piano Covid a metà giugno divenisse realtà.  Il balletto delle  responsabilità è aumentato con la crescita dei contagi. Nessuno ha studiato i dati e fatto una previsione. “In Calabria, come avvenuto in altre Regioni, bisogna costruire ospedali Covid” continua a sostenere il ministro, ma il ministero che doveva vigilare sull’operato della struttura commissariale e di tutti i vertici nominati dalle aziende, non lo ha fatto. Della costruzione di interi ospedali Covid, strutturalmente separati dal resto della rete, da tenere in caldo e pronti per entrare in funzione, non c’è traccia. Nella più grande azienda sanitaria della Calabria, l’Asp di Cosenza ha a disposizione 13 stabilimenti ospedalieri, invece in prima battuta mette in campo solo 18 posti aggiuntivi di Terapia intensiva.  I vertici delle due aziende cosentine hanno responsabilità enormi. L’Annunziata, unico ospedale Hub con una produzione di 90 milioni di euro di prestazioni nel 2018, in massima parte chirurgiche, è stato smantellato.  L’area del dipartimento Emergenza e i piani superiori dove erano stati aperti i reparti di medicina, chirurgia toracica, urologia, medicina d’urgenza, cardiologia, geriatria, tutti posizionati sopra il pronto soccorso, sono stati chiusi e convertiti in 30 posti letto Covid che si aggiungo ai 17 di malattie infettive e ai 18 di Pneumologia Covid. Smantellato il reparto della dialisi (le sedute si fanno solo di notte), le sale operatorie ferme, una sola seduta a settimana. In 15 mesi tutto ciò che era stato costruito negli ultimi anni, al punto che la stessa ex ministro Grillo ne aveva preso atto (ne abbiamo parlato qui https://www.calabriaextra.it/2019/03/11/il-requiem-del-ministro-grillo-risparmia-lannunziata/) evitando di lanciare strali. In questi mesi non è stato completato il Mariano Santo con 120 posti letto che oggi potevano funzionare come ospedale Covid, anche il cantiere del nuovo Dea è fermo, avrebbe dovuto ospitare altri 20 posti letto.  Tutte le attrezzature prevenienti dal Piano Covid non sono state acquistate, così come non sono state fatte le assunzioni che servono.

Da fonti sindacali esce fuori un numero: “100” pare abbia detto la commissaria Panizzoli al militari del Nas  che l’altro giorno  chiedevano per conto della Procura di Cosenza. In verità le cose sono un po’ diverse, una quarantina sono stabilizzazioni, ci sono i pensionamenti e decine di infermieri, assunti con contratti a tempo determinato e quindi in graduatoria utile, se ne stanno andando a Catanzaro e Reggio dove le aziende offrono contratti a tempo indeterminato. Anche il reclutamento dei medici va a rilento, nessuno è disposto a lasciare un posto vinto per concorso per accettare concorso a tempo per 3/6 mesi. Oggi diventa complicato anche entrare nei reparti per curarsi a causa del mancato potenziamento del laboratorio di analisi (ne parliamo qui https://www.calabriaextra.it/2020/11/14/sanita-misfatti-i-responsabili-dellodissea-dei-tamponi/)

Passando all’Asp di Cosenza il disastro è ancora più evidente. Da giugno a guidare l’azienda, circa 1 miliardo di euro di budget, è la dottoressa Cinzia Bettelini, ex braccio destro della Panizzoli all’Annunziata, dove aveva ricoperto il ruolo di direttore sanitario. Ospedali spoke abbandonati, con pochi pazienti e senza un progetto di utilizzo.  Cetraro e Rossano, gli unici con terapie intensive, rianimazione, attrezzature diagnostiche nuove, Tac, risonanza magnetica, laboratorio di analisi.  Avrebbero potuto ospitare subito anche 50 posti letto ciascuno, invece niente. Sarebbe bastato per questo periodo trasferire le chirurgie a Paola e Rossano e Castrovillari per avere due centri per combattere il virus. A Paola, sui media nazionali finisce il reparto di terapia intensiva non attivato. Qualche politico locale lo vorrebbe per i posti Covid, però quel reparto era nato a supporto della divisione di ortopedia. Potenziarlo vuole dire sottrarre pazienti alle cliniche private, ma evidentemente non tutti sono d’accordo. Poi c’è l’ospedale di Acri, con reparti di medicina e Tac vuoti, non ci sono pazienti e nei giorni scorsi il personale è stato messo in ferie. Anche a Trebisacce è la stessa storia. Qui addirittura sono arrivati 30 letti dalla Protezione civile, ci sono già i reparti di lungodegenza e medicina, ma non ci sono ricoverati. Anche qui il personale è stato messo in ferie forzate.  A Lungro, dove fino a qualche anno fa c’erano reparti di pneumologia e medicina, oggi c’è solo la lungodegenza. A Rogliano dove dove oltre a Pneumologia, ci sono 20 posti letto Hospice. Spazi enormi che dovrebbero far impallidire chi ha voluto gli ospedali da campo e gli hotel covid. Nelle ultime ore c’è la corsa ad aprire reparti e terapie intensive anche in provincia. Siamo in ritardo e si faranno 5 ospedali da campo con la supervisione di Gino Strada. Uno spreco di risorse pubbliche per alimentare il perverso circo mediatico quale è diventata la sanità calabrese.  

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