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Così hanno ucciso la Fondazione Campanella

Un mio articolo del 19 marzo 2015

di ADRIANO MOLLO
COSENZA – Prima soffocata e poi uccisa. La Fondazione Campanella ha provato il cinismo della politica sulla propria pelle: l’ha creata, l’ha utilizzata e poi, dopo un’agonia di tre anni, l’ha fatta morire. Tutto si è consumato in meno di 10 anni ma i nodi sono venuti al pettina con il piano di rientro e con il commissariamento quando il tavolo di verifica nazionale ha vietato la Regione a finanziare la fondazione con soldi del servizio sanitario al di fuori di un quadro normativo. La soluzione voluta dal presidente Scopelliti è stato quella di considerarla una struttura al pari della cliniche private accreditate, ma ciò ha comportato una riduzione del budget a cui non è seguita una riduzione dei costi del personale. E quindi la fondazione nel giro di pochi anni si è trovata con un buco imponente.
Ora il destino degli ammalati è in mano alla provvidenza perché dietro quei 6000 ricoveri l’anno ci sono delle vite umane che hanno bisogno di cure, assistenza, conforto e ottimismo. Invece ora non c’è altra alternativa al Campanella se non quella di prendere un treno, un aereo o l’auto e dirigersi nelle strutture più accreditate con sede nel Lazio, Emilia Romagna e Lombardia. Ci arrivano testimonianze di famiglie ridotte sul lastrico, decine e decina di migliaia di euro per potersi curare fuori regione. Stando così le cose ci chiediamo cosa ci sarà dopo il Campanella. Cosa la Regione immagina di fare per riorganizzare la rete oncologica regione che faceva della Fondazione un perno del sistema. L’ufficio del commissario per il piano di rientro ha inviato nei mesi scorsi ai ministeri vigilanti e al tavolo di verifica la nuova rete oncologica regionale all’interno della quale la Fondazione aveva un ruolo di primo piano nonostante i 35 posti letto. Infatti come è riscontrabile dalla grafico in alto la fondazione fino allo scorso anno aveva diversi reparti afferenti a tutte le patologie oncologiche. Ciò, però, poneva anche un problema di appropriatezza di prestazioni perchè spesso negli interventi chirurgici rientravano anche quelli non prettamente oncologici. Ora tutto è stato cancellato e addirittura per la chirurgia toracica interrotta.
Per affrontare l’emergenza la struttura commissariale e il dipartimento Salute stanno fornendo tutto ciò che è necessario per garantire i servizi, si tratta di 450 persone che ricevono il trattamento chemioterapico e 45 interventi chirurgici programmati. Poi c’è il discorso della Pet che si sta affrontando per portare a 18 ore l’attività e con lo sblocco del turnover è prevista l’apertura di quella di Reggio Calabria già collaudata. In questo modo si pensa di coprire la domanda di questa indagine diagnostica che è alla base dell’emigrazione sanitaria. Infatti oggi al Campanella ci sono liste di attesa di 6/8 mesi e i pazienti, sempre più spesso, preferiscono andare fuori regione e poi magari ci rimangono pure per curarsi. Questa distorsione produce un danno per la Regione costretta a rimborsare ai laboratori di altre regioni 3,5 milioni di euro solo per la Pet e sborsare in totale 50 milioni di euro l’anno per tutte le prestazioni oncologiche .
Nell’attesa che il tribunale nomini il commissario liquidatore l’attività del Campanella procede ma ciò che manca è la fiducia dei pazienti stando il clima di profonda incertezza.
La nuova rete oncologica predisposta dal sub commissario Andrea Urbani, emendata dal tavolo di verifica perché troppo il numero delle strutture rapportato ai bacini di utenza sono troppo elevati e in alcuni casi il numero degli interventi è troppo basso. Quindi la struttura commissariale è costretta a rivedere il piano. Il piano predisposto dal sub commissario Urbani è fatto da 3 Hub (AO Cosenza, AO Pugliese de Lellis, AO Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria), e 6 Spoke (Ospedale civile di Castrovillari, Ospedale di Rossano – Corigliano, Ospedale di Cetraro-Paola, Ospedale civile San Giovanni di Dio, Ospedale Giovanni Paolo II di Lametia Terme, Ospedale civile di Locri) e la struttura privata Fondazione Campanella. Per quanto riguarda l’attività chirurgica oncologica sono individuate le strutture che al momento possiedono i predetti requisiti di qualità e che dovranno essere confermate o modificate sulla base dei volumi relativi all’anno 2014.
Entrando nel dettaglio, per la provincia di Cosenza al Mario Santo dell’Annunziata sono stati confermati i 30 posti letto con primario e due aiuti primari; negli ospedali Spoke di Paola-Cetraro si passa da 10 posti letti di cui uno in regime ordinario a 8 posti in day hospital con un solo primario mentre l’aiuto viene soppresso; A Rossano-Cogliano si passa da 10 a 8 posti come per Paola con un solo primario; a Castrovillari viene istituito il reparto di oncologia con 8 posti in day hospital e un posto di primario che al momento non c’è. Il servizio di oncologia è previsto anche presso l’ospedale di San Giovanni in Fiore con un solo medico, mentre all’ospedale di Crotone i 10 posti letto ordinari sono stati trasformati in day hospital. In provincia di Vibo si prevede la cancellazione dei 5 posti in day hospital a Tropea ma resta il medico con una struttura semplice. A Catanzaro, oltre ai 35 posti letto del Campanella, sono stati ridotti quelli del Ciaccio che passano da 28 (13 ordinari e 15 in day hospital) a rispettivamente 6 e 10 con la conferma di un primario e un aiuto. Inoltre sempre al Pugliese-Ciaccio sono stati cancellati i 4 posti letto (metà ordinari) del reparto per le cure palliative e aumentati i posti per Oncoematologia pediatrica da 8 a 12 in day hospital e da 6 a 8 in regime ordinario, mentre resta il posto di primario ma gli aiuti passano da 2 a 1. In provincia di Reggio Calabria, al “Riuniti” i posti letto ordinari passano da 18 a 15, mentre sono confermati i 10 in day hospital. Così come restano confermati il posto di primario e di aiuto. In tutti e tre gli ospedali hub sono previste la radioterapie oncologiche con 1 primario e solo al Pugliese anche un aiuto. Infine i reparti di Oncoematologia sono previsti al Pugliese-Ciaccio con una riduzione da 18 a 12 in day hospital e da 15 a 8 in regime ordinario con la conferma del posto di primario e di 2 aiuti; Al Riuniti, (eccellenza in questo settore come segnala la fondazione Veronesi) confermati i 12 posti in day hospital e 26 in regime ordinario con un primario e 3 aiuti e un responsabile di strutture semplice distrettuale.

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