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Inchiesta all’Asp: Sistema Cosenza? No! Sistema Calabria

Sono stato ospite della Tgr (Testata giornalistica Rai ) della Calabria per parlare del buco finanziario dell’Asp di Cosenza, al centro di un’inchiesta della Procura Bruzia. E’ l’ultima delle tre grandi Aziende sanitarie a crollare, Catanzaro e Reggio sono commissariate. Tutto ciò era prevedibile, le aziende sono ingovernabili e vi spiego perché.

Innanzitutto, a mio avviso ciò che è emerso dall’inchiesta sui bilanci, non è il “sistema Cosenza” è, invece, il “sistema Calabria”. Le 3 grandi Asp calabresi (Cosenza, Catanzaro e Reggio) non funzionano da sempre, quelle piccole di Vibo e Crotone sopravvivono. Manca la vera programmazione, manca il sistema di gestione e controllo sia economico finanziario che delle prestazioni sanitarie erogate. E’ assente da anni il Dipartimento Salute della Regione che non è messo nelle condizioni di lavorare.

Da 10 anni da Roma, attraverso Agenas, impongono Piani Operativi che di volta in volta vengono affidati a generali e prefetti, però il risultato non cambia.  Mettono una toppa a vestiti già lisi. C’è bisogno di una nuova cultura politica in sanità.

All’Asp di Cosenza siamo di fronte ad un’azienda che costa 1 miliardo di euro e non eroga servizi essenziali ACCETTABILI ai cittadini. Basta andare vedere le prestazioni degli ospedali Spoke, la chirurgia è diventata quasi inesistente, reparti sottoutilizzati, prestazioni ridotte al lumicino. Le Asp calabresi così come sono nate non sono governabili. Anche il più bravo manager rischia di fallire.  

Alla domanda “perché si è arrivati a questo punto?”

Dico: Quando nel 2007 si è proceduto all’accorpamento delle 4 Asl cosentine (Rossano, Castrovillari, Paola e Cosenza), nella nuova Asp, i problemi organizzativi si sono ingigantiti.

Questa situazione è frutto di una riforma sbagliata, in quegli anni scrissi sul Quotidiano che quella era una scelta fatta da “riformisti senza riforme”. Già all’epoca bisognava fare quello le Regioni Italiane virtuose avevano fatto da tempo.

Sono nati in Calabria comitati spontanei dal basso che chiedono una vera riforma della sanità , c’è maggiore consapevolezza tra i cittadini e ora tocca alla politica esercitare tale il ruolo.

La proposta:  Occorre accorpare le funzioni ospedaliere sotto un’unica azienda (tutte anche quelle del privato accreditato) e lasciare alle nuove aziende sanitarie la prevenzione; La medicina di base deve essere accorpata alla specialistica ambulatoriale e alla medicina territoriale. Funzioni che devono essere esercitate in almeno 12 Case della Salute. 

Gli altri articolo del blog sul tema della riforma della sanità: https://www.calabriaextra.it/2019/03/21/politica-divisa-sulla-riforma-giusta-degli-ospedali/

Immagine tratta dal servizio della Tgr della Calabria

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