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La normativa antimafia sostituita con l’autocertificazione, i “rapporti malati” tra azienda e sindacati. Gli affari di una pletora di studi legali.

Il bubbone dell’Asp di Reggio

Così hanno depredato l’azienda di Reggio. Ecco il dossier dell’ex Dg Brancati, 34 pagine di denunce circostanziate del malaffare che imperava da anni. Non solo doppi pagamenti di fatture e stipendi erogati a condannati per anni. 

ASP-Reggio-calabria

Leggi anche:

Asp Reggio, Brancati nominato dg e lasciato solo

Il cronoprogramma presentato al Governo e non attuato per mancanza di risorse umane

L’Asp di Reggio negli anni ha rappresentato il “buco nero” della sanità calabrese, difficoltà che possono essere riassunte in tre aspetti fondamentali: il continuo succedersi di commissari straordinari, in evidente situazione precaria, senza obiettivi di medio periodo da raggiungere; una carenza delle competenze tecnico specialistiche della dirigenza del settore; una situazione ambientale oggettivamente difficile. E’ noto che le ex Asl di Locri e Reggio sono state commissariate per infiltrazioni mafiose e l’integrazione le tre ex Asl di Reggio, Locri e Palmi, soprattutto della gestione operativa non è ancora avvenuta.

Asp Reggio, le Iene e le carogne. Da decenni tutti sanno e nessuno interviene

Se è vero che le “Iene” si nutrono si di animali vivi, nel caso dell’ospedale di Locri si sono cibate di “carogne” come quei personaggi che consapevolmente e colpevolmente hanno fatto finta di non sapere. Non solo degrado ma tanto malaffare.

L’ospedale di Locri, così come la ex Asl, rappresenta l’avamposto della cattiva gestione, della cattiva politica e della zona grigia della sanità calabrese.

Una situazione drammatica, come vedremo ben nota a tutti i livelli, dove lo Stato ha fallito.

L’ex Asl n°9, da cui dipende l’ospedale di Locri, viene sciolta per mafia la prima volta nel 1989; ad aprile 2006 il secondo scioglimento dopo 6 mesi dall’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale Franco Fortugno.

La normativa antimafia sostituita con l’autocertificazione, i “rapporti malati” tra azienda e sindacati. Gli affari di una pletora di studi legali.

Il bubbone dell’Asp di Reggio

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Se è vero che le “Iene” si nutrono si di animali vivi, nel caso dell’ospedale di Locri si sono cibate di “carogne” come quei personaggi che consapevolmente e colpevolmente hanno fatto finta di non sapere. Non solo degrado ma tanto malaffare.

Oltre 2000 interventi ginecologici e il primato per le patologie oncologie

Ecco come il chirurgo, Michele Morelli, ha cambiato il volto della ginecologia dell’ospedale di Cosenza diventata in pochi anni una struttura con standard nazionali.

Prendere un reparto con una bassissima casistica e portarlo e numeri da grande ospedale del centro nord. E’ l’exploit del reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Cosenza che fa registrare una netta inversione di tendenza. All’Annunziata in passato si eseguivano pochi interventi di chirurgia ginecologica, ancora meno per le patologie oncologiche.

Ogni giorno in Calabria vengono diagnosticati 30 nuovi casi di t

Oltre 2000 interventi ginecologici e il primato per le patologie oncologie

Ecco come il chirurgo, Michele Morelli, ha cambiato il volto della ginecologia dell’ospedale di Cosenza diventata in pochi anni una struttura con standard nazionali.

Prendere un reparto con una bassissima casistica e portarlo e numeri da grande ospedale del centro nord. E’ l’exploit del reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Cosenza che fa registrare una netta inversione di tendenza. All’Annunziata in passato si eseguivano pochi interventi di chirurgia ginecologica, ancora meno per le patologie oncologiche.

Ogni giorno in Calabria vengono diagnosticati 30 nuovi casi di t

Sanità, cronistoria di un disastro annunciato

Tagli lineari al personale, scarsi investimenti. Il fallimento di un piano di rientro nato sbagliato

Le condizioni che portarono la Calabria a stipulare l’accordo per il piano di rientro erano di natura finanziaria e sanitaria.

Nel 2009 il valore dei livelli essenziali di assistenza (Lea) era di 88 punti contro un valore minimo di 160;

Il Tasso di Ospedalizzazione, cioè il rapporto tra il numero di ricoverati e la popolazione, di 182,4 contro il valore di riferimento nazionale di 160; Era il segnale che in Calabria i cittadini si rivolgevano agli ospedali per patologie che dovevano essere trattate in altri luoghi di cura come centri di riabilitazione e lungodegenza; residenze sanitarie per anziani o con ricoveri diurni

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Tagli lineari al personale, scarsi investimenti. Il fallimento di un piano di rientro nato sbagliato

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Nel 2009 il valore dei livelli essenziali di assistenza (Lea) era di 88 punti contro un valore minimo di 160;

Il Tasso di Ospedalizzazione, cioè il rapporto tra il numero di ricoverati e la popolazione, di 182,4 contro il valore di riferimento nazionale di 160; Era il segnale che in Calabria i cittadini si rivolgevano agli ospedali per patologie che dovevano essere trattate in altri luoghi di cura come centri di riabilitazione e lungodegenza; residenze sanitarie per anziani o con ricoveri diurni

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Ogni giorno in Calabria vengono diagnosticati 30 nuovi casi di tumori. Nel 2017 sono stati stimati 10.450 nuovi casi, di cui 4.800 in pazienti donne.

Nel 2016 le procedure chirurgiche per patologie tumorai sono state 5339, il 42,5%, 2273 effettuate instrutture fuori regione.

Le patologieoncologiche interessano una donna su 3 e la neoplasia più comune è il cancro al seno seguita dai tumori ginecologici.
Nel 2016, evidenziano i dati di Agenas, in Calabria sono stati registrati 1460 i ricoveri per tumore al seno; il 46% delle donne calabresi hanno deciso di farlo in strutture fuori della Calabria, cioè 671 ricoveri nel 2016, in crescita rispetto al 2015 quando sono stati 595.

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Le patologieoncologiche interessano una donna su 3 e la neoplasia più comune è il cancro al seno seguita dai tumori ginecologici.
Nel 2016, evidenziano i dati di Agenas, in Calabria sono stati registrati 1460 i ricoveri per tumore al seno; il 46% delle donne calabresi hanno deciso di farlo in strutture fuori della Calabria, cioè 671 ricoveri nel 2016, in crescita rispetto al 2015 quando sono stati 595.

Lea tutti ne parlano, pochi li conoscono. Ecco perché la Calabria è inadempiente

Una guida dettagliata per comprendere cosa sono e come vengono calcolati i “Livelli essenziali di assistenza” e le ragioni che pongono la Calabria all’ultimo posto tra le regioni italiane.

La diffusione, nei giorni scorsi, dei dati sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) ha destato sconcerto perché la Calabria è posizionata all’ultimo posto di una graduatoria, al momento provvisoria per assenza di dati. In attesa che il ministero della Salute renda pubblica la Griglia Lea 2017” , ecco una prima anticipazione.

Questo è il trend della Calabria, dall’entrata in vigore del Piano di Rientro dal primo gennaio 2010.

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La scheda: I Lea questi sconosciuti.

Il mantenimento nell’erogazione dei LEA, avviene attraverso l’utilizzo di un definito set di indicatori (33 nel 2017) ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera, raccolti in una griglia (cd. Griglia LEA) che consente di conoscere e cogliere nell’insieme le diversità ed il disomogeneo livello di erogazione dei livelli di assistenza.

Lea: nel dettaglio ecco su cosa viene fatta la valutazione.

1.1 Copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per ciclo base (3 dosi) (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib). Principale indicatore di verifica delle attività di prevenzione per le malattie infettive sulla popolazione. L’indicatore si distingue per le vaccinazioni per ciclo base (3 dosi), per una dose di vaccino (morbillo, parotite, rosolia, nell’infanzia) e per influenza nell’anziano

Nascono meno bambini, punti nascita a rischio chiusura

Il dramma dell’emigrazione dei giovani si abbatte anche sull’ organizzazione dei servizi sanitari e se fino a qualche decennio fa era possibile nascere in strutture vicino casa, in futuro sarà sempre più difficile.

Nel 1986 sono nati in Calabria 26.682 bambini in 47 Punti nascita, pubblici e privati. Nel 2018 15.386 in soli 13 Punti nascita. Sempre più coppie calabresi decidono di far nascere i bambini fuori dalla Calabria, non si tratta di mobilità sanitaria ma di scelte obbligate di vita: emigrano sempre più giovani dal Sud e dalla Calabria.

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